La posizione del GRUPPO2003 in merito alle Medicine Alternative

Il Gruppo 2003 segue con preoccupazione l’evoluzione in Parlamento della Proposta di Legge sulle “medicine pratiche non convenzionali” nel testo unificato elaborato dalla Commissione XXII Affari Sociali della Camera dei Deputati, ed aggiunge il proprio giudizio fortemente negativo ad altri precedentemente espressi da varie Società Scientifiche. Negli ultimi anni l’Italia ha assistito all’espandersi sempre più rapido ed intenso di un gran numero di pratiche terapeutiche che vengono solitamente raccolte sotto l’espressione di Medicine Alternative. Queste pratiche hanno origini molto diverse, ma sono tutte accomunate dal fatto che non osservano i canoni metodologici della scienza sperimentale, così come questa è venuta a configurarsi nel XVII secolo, per opera di grandi filosofi e scienziati come René Descartes, Francis Bacon, Galileo Galilei e Isaac Newton. La medicina, che fino a quel tempo si era sostanzialmente ispirata alle dottrine di Ippocrate e di Galeno, ha da allora iniziato ad indagare i fenomeni fisiologici e quelli patologici applicando il metodo d’indagine che era caratteristico della scienza. Così, nel corso del XIX secolo la medicina ha cessato di essere una pratica empirica ed è venuta costituendosi come una scienza sperimentale matura. Nel corso del XX secolo essa è andata poi integrandosi in modo sempre più stretto con la fisica e la chimica, e con le scienze biologiche più generali come la genetica e la biochimica, fino a costituire un corpus dottrinale unitario nel quale i concetti delle scienze del mondo inorganico servono all’elaborazione dei concetti e delle teorie biomediche. Attualmente, la medicina che viene insegnata nelle Scuole di Medicina dell’Università e che viene praticata negli Ospedali di tutti i paesi di civiltà occidentale si identifica con la medicina scientifica. Il pilastro su cui poggia la medicina scientifica consiste nel sottoporre la validità di un trattamento, sia esso chirurgico, farmacologico o di altra natura, al sostegno di prove documentate ed oggettive. La sua efficacia ed accettazione deriva dalla approvazione di medici e scienziati indipendenti che riproducono i medesimi risultati in laboratori diversi da quello di partenza. Quanto alla approvazione di nuovi farmaci etici anche questa sottostà a rigorosissime procedure stabilite dalla autorità regolatorie esistenti in ogni paese moderno.

Le Medicine Alternative costituiscono un insieme di dottrine e di prassi diagnostico-terapeutiche che hanno le più diverse origini. Alcune di esse – come l’Omeopatia o la Medicina Antroposofica– sono nate negli ultimi secoli per opera di pensatori europei, mentre altre - come la Medicina Tradizionale Cinese, la Medicina Tibetana o la Medicina Ayur-Vedica - traggono origine da dottrine filosofiche dell’Oriente. Questa grande

diversità delle radici culturali delle varie Medicine Alternative rende impossibile riconoscere in esse un elemento comune: molto spesso le dottrine che ispirano le diverse prassi diagnostico-terapeutiche fanno riferimento ad entità fantasiose e vaghe che non hanno legami con alcun fenomeno accertabile in modo oggettivo.

In Italia le Medicine Alternative più note sono l’Omeopatia, l’Omotossicologia, la Medicina Tradizionale Cinese, l’Auricoloterapia e l’Auricolodiagnostica, la Medicina Ayur-Vedica, la Medicina Tibetana, la Medicina Antroposofica, il Rei-ki, i Fiori di Bach, l’Osteopatia, la Pranoterapia, l’Iridologia, lo Shiatsu. Queste varie prassi mediche, non soltanto non hanno rapporti con le conoscenze biologiche più consolidate che costituiscono la base della medicina scientifica, ma non applicano neppure i principi del metodo sperimentale. Da tutto ciò appare come la diffusione nella comune pratica clinica delle Medicine Alternative costituisca un grave pericolo per quei cittadini della Repubblica che, affetti da malattie organiche bisognose di cure efficaci, abbandonano i presidi disponibili della medicina scientifica e si affidano a terapie che, nella massima parte dei casi, possono contare soltanto su un effetto placebo. A questo si deve aggiungere il fatto che spesso alcune Medicine Alternative prevedono la somministrazione di sostanze vegetali di origine poco conosciuta o del tutto ignota. Tale prassi non è priva di seri pericoli e nella letteratura medico-scientifica sono già apparse comunicazioni di gravi effetti tossici provocati da tali preparazioni.

La situazione descritta fin qui è stata aggravata da un Documento della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, che a Terni nel 2002 ha dichiarato ‘atti medici’ a tutti gli effetti, i provvedimenti terapeutici basati su nove Medicine Alternative. Il progetto di legge, attualmente in avanzata discussione alla Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, sta persino valutando la possibilità di introdurre insegnamenti universitari di queste nove Medicine Alternative nelle Facoltà di Medicina, di Farmacia, di Scienze Biologiche e di Chimica e di inserire esperti di queste ‘medicine’ nel Consiglio Superiore di Sanità. Lo stesso Ministro della Salute ha recentissimamente preso una posizione favorevole all’insegnamento della Medicina Tradizionale Cinese ai medici della Repubblica.

Gli scienziati del Gruppo 2003, nell’emanare questo Documento, desiderano informare l’opinione pubblica e la classe politica della loro preoccupazione per la situazione che si sta venendo a creare nel nostro paese. Anche se la medicina scientifica ha cambiato in senso favorevole la durata e la qualità di vita degli Italiani, non bisogna indulgere a trionfalismi e molto rimane da fare per aumentare la fiducia dei cittadini nei medici e nella medicina. Non si può peraltro sottacere che la pratica clinica quotidiana rischia di essere snaturata dalla diffusione di pratiche diagnostico-terapeutiche che nulla hanno di scientifico che non solo non sono efficaci ma possono comportare rischi notevoli per tutti quei cittadini che hanno bisogno di diagnosi rapide e attendibili e di provvedimenti terapeutici efficaci.

Il Gruppo 2003

  • Vincenzo Balzani, Chimica - Università degli Studi di Bologna
  • Vieri Benci, Matematica - Università degli Studi di Pisa
  • Franco Brezzi, Matematica - Università degli Studi di Pavia
  • Maurizio Bruno, Scienze Agricole - Università degli Studi di Palermo
  • Ernesto Carafoli, Biologia e Biochimica - Università degli Studi di Padova 
  • Cesare Chiosi, Astronomia - Università degli Studi di Padova
  • Gaetano Di Chiara, Farmacologia e Neuroscienze - Università degli Studi di Cagliari
  • Brunangelo Falini, Medicina - Università degli Studi di Perugia
  • Domenico Ferrari, Informatica - Università Cattolica di Piacenza
  • Silvio Garattini, Farmacologia - Istituto Mario Negri - Milano
  • Francesco Gesmundo, Scienze dei Materiali - Università degli Studi di Genova
  • Isabella Gioia, Astronomia - Istituto di Radioastronomia CNR - Bologna
  • Sandro Giuliani, Farmacologia - Menarini Ricerche spa – Firenze
  • Carlo La Vecchia, Medicina - Università degli Studi di Milano
  • Tommaso Maccacaro, Astronomia - Osservatorio Astronomico di Brera – Milano 
  • Carlo Maggi, Farmacologia- Menarini Ricerche spa – Firenze
  • Enrico Maggi, Immunologia - Università degli Studi di Firenze
  • P.M. Mannucci, Medicina - Università degli Studi di Milano
  • Alberto Mantovani, Immunologia - Istituto M. Negri, Università di Milano 
  • Marco Marsan, Informatica - Politecnico di Torino
  • Ugo Montanari, Informatica - Università degli Studi di Pisa
  • Lorenzo Moretta, Immunologia - Istituto G.Gaslini – Genova
  • Luigi Nicolais, Scienze dei Materiali - Università degli Studi di Napoli "Federico II" 
  • Giorgio Parisi, Fisica - Università La Sapienza di Roma
  • Riccardo Patacchini, Farmacologia - Menarini Ricerche spa
  • Maurizio Raiteri, Farmacologia - Università degli Studi di Genova
  • Domenico Regoli, Farmacologia - Università degli Studi di Ferrara 
  • Giuseppe Remuzzi, Farmacologia - Istituto Mario Negri – Bergamo 
  • Sergio Romagnani, Immunologia - Università degli Studi di Firenze 
  • Paolo Santicioli, Farmacologia - Menarini Ricerche spa – Firenze 
  • Giuseppe Savona, Scienze Agricole, Università degli Studi di Palermo

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